Il libero commercio è sinonimo d'abbondanza, il protezionismo di scarsit

Il libero commercio è sinonimo d'abbondanza, il protezionismo di scarsità

Il libero commercio è sinonimo d’abbondanza, il protezionismo di scarsit

Articolo di Frank Hollenbeck sul sito Mises Institute  traduzione di Francesco Simoncelli

In un attacco mirato contro il commercio con la Cina, Donald Trump ha sostenuto che l'America abbia perso posti di lavoro altamente remunerati nell'industria manifatturiera perché la Cina promuove le sue esportazioni attraverso sussidi, vantaggi fiscali e manipolazioni della valuta. La realtà è che non dovremmo preoccuparci di che cosa faccia la Cina. Più la Cina sovvenziona le sue industrie, tanto più ci guadagniamo in abbondanza di beni e servizi a basso costo e, contrariamente a quanto crede Trump, posti di lavoro altamente remunerati.

Vogliamo abbondanza ed una produttività elevata

In un'economia di scambio c'è una sorta di antagonismo naturale tra produttori e consumatori. I produttori beneficiano dalla scarsità dei beni che vendono, mentre i consumatori vogliono l'abbondanza di tali beni. (I produttori, ovviamente, beneficiano anche dall'abbondanza di beni intermedi utilizzati per produrre i loro prodotti.)

Un produttore vuole essere l'unico in un determinato luogo che vende un numero limitato di prodotti per un periodo di tempo limitato. I consumatori, invece, vogliono abbondanza, con più produttori e prodotti disponibili per un periodo di tempo più lungo. Questo "conflitto" emerge spontaneamente in un'economia di scambio. Robinson Crusoe che va a caccia preferisce chiaramente l'abbondanza alla scarsità.

Fortunatamente la concorrenza promuove l'abbondanza, consentendo un'eguaglianza tra reddito e ricchezza.

In un ambiente non competitivo i posti di lavoro altamente remunerati possono emergere nelle industrie protette, ma questo dipende dalla capacità dei sindacati di controllare l'offerta di lavoro. La pressione proveniente dal lavoro non sindacalizzato è una minaccia costante per questi posti di lavoro altamente remunerati creati dalle azioni dello stato. Eppure, anche in questo caso, non vi è alcuna garanzia che questo assetto porterà a posti di lavoro con paghe più elevate, forse ci saranno solamente profitti superiori per queste industrie protette.

In un ambiente competitivo, dove l'abbondanza è la norma, una paga alta deve provenire da un'elevata produttività. I nostri standard di vita sono superiori rispetto a quelli di coloro che vivono in Africa, non perché siamo più intelligenti o lavoriamo di più in questo momento, ma perché il nostro lavoro si innesta su una base di capitale molto più grande. Robinson Crusoe catturerà più pesci con una rete piuttosto che con le sue mani: e più reti avrà, più pesci prenderà. La sua produttività aumenta costantemente con più risorse a sua disposizione.

Pertanto, al fine di ottenere un'alta retribuzione, il lavoratore deve produrre beni o servizi di valore. Nessuno pagherà un lavoratore più del valore di ciò che lui o lei produce. Ad esempio, supponete di poter creare un aggeggio composto da cinque parti che possa essere venduto ad un prezzo massimo di $100 per unità in un settore altamente competitivo. Per fare questo aggeggio vengono assunti 100 lavoratori che lavorano in modo indipendente e che necessitano di 10 ore per ultimarlo. A parte gli altri costi, quanto verrebbe pagato ciascun lavoratore? $10 l'ora. Ora supponiamo che si specializzino e ogni lavoratore lavori su una sola delle cinque parti. I vantaggi derivanti dalla divisione del lavoro consentirebbero di creare un aggeggio impiegando solo la metà del tempo, ovvero, 5 ore. Quanto verrebbero pagati ora? Fino a $20 l'ora. Supponiamo ora di aggiungere una macchina che permetta ad ogni lavoratore di completare un aggeggio in un'ora. Quanto verrebbero pagati ora? Un lavoratore potrebbe guadagnare fino a $100 l'ora. Scopriamo, quindi, che i salari alti provengono dalla divisione del lavoro e dall'abbondanza di capitale. Maggiore è la quantità di capitale, maggiore sarà la produttività e, in un ambiente competitivo, maggiore sarà il salario.

Naturalmente la concorrenza ridurrà il prezzo dell'aggeggio, come conseguenza della crescente abbondanza e dei salari nominali. Eppure anche se la deflazione dovesse divenire la norma, i redditi reali o il tenore di vita del lavoratore medio risulteranno in costante aumento: ogni uomo trarrà vantaggio dalla crescita dei salari reali derivanti da una maggiore abbondanza e da prezzi più bassi.

Supponiamo ora che la Cina sovvenzioni le sue esportazioni al punto che possiamo comprarle gratuitamente. Ciò significherebbe che non dovremmo più utilizzare le risorse scarse per produrre in patria questi prodotti e potremmo deviare una parte del capitale da queste industrie (acciaio, tessuti, ecc.) e trasferirlo in altri settori. Con più capitale queste altre industrie, ceteris paribus, si ritroverebbero lavori con paghe più elevate rispetto al periodo antecedente gli scambi commerciali con la Cina.

Utilizzare lo stato per creare una scarsità artificiale

La politica commerciale protezionistica è strutturata sulla creazione di scarsità. Le restrizioni commerciali non aumentano la quantità di capitale, ma ne forzano un dirottamento. Visto che il paese protezionista stimolerebbe meno specializzazione, il capitale finirebbe disperso e quindi i salari risulterebbero inferiori a quello che sarebbero stati altrimenti.

Inoltre proteggere l'industria americana dalla concorrenza "sleale" è più difficile e complesso rispetto a quanto Donald Trump e altri protezionisti pensano. Per esempio, come risponderebbe un protezionista ai reclami di tre grandi case automobilistiche, come Audi, Land Rover, BMW, secondo cui Hyundai e Toyota posseggono ingiusti vantaggi competitivi nazionali e internazionali poiché utilizzano acciaio cinese a basso costo? Un protezionista imporrebbe restrizioni su tutte le importazioni che utilizzano componenti cinesi? È chiaro che questa situazione degenererebbe rapidamente in una guerra commerciale in cui tutti perderebbero. La globalizzazione, o la concorrenza internazionale, ha condotto a margini sottili e una linea di politica anti-commercio metterebbe l'industria statunitense in una situazione di svantaggio competitivo, sia a livello nazionale che internazionale.

Se "l'equità" nel commercio è una preoccupazione, si possono adottare molti passi senza privare i produttori ed i consumatori americani di beni e servizi esteri. Un buon punto di partenza sarebbe quello di chiudere la Export-Import Bank che avvantaggia ingiustamente gli esportatori statunitensi.

Un altro buon punto di partenza sarebbe quello di tornare ad una moneta sonante.

Quando si tratta di commercio, la migliore politica che gli Stati Uniti possano adottare, o quella che qualsiasi altro paese possa adottare, è eliminare tutte le barriere alle importazioni. Questo può essere fatto unilateralmente. L'abbondanza deve sempre avere la priorità sulla scarsità.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

Libertà d'Impresa

L'Associazione per la Libertà d'Impresa viene costituita nel 2016 con l'obiettivo di ampliare in Italia la libertà d'impresa e difendere il libero mercato. Tale posizione viene perseguita attraverso la promozione di pubblicazioni, l’organizzazione di seminari e convegni.

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