La corruzione e l’intimidazione ammazzano lo sviluppo economico. Il caso di Salvatore Barbagallo al Premio Ambrosoli

La corruzione e l’intimidazione ammazzano lo sviluppo economico. Il caso di Salvatore Barbagallo al Premio Ambrosoli

La corruzione e l’intimidazione ammazzano lo sviluppo economico. Il caso di Salvatore Barbagallo al Premio Ambrosoli

Articolo di Beniamino Piccone

 Lo scorso 16 gennaio a Milano si è tenuto al Piccolo Teatro il premio Giorgio Ambrosoli, che intende, con i riconoscimenti conferiti, ricordare la memoria dell’avvocato milanese – eroe borghese, nell’ormai classico di Corrado Stajano – che si oppose fermamente al bancarottiere Michele Sindona, che ordinò il suo assassinio l’11 luglio 1979.

Il Premio assegna riconoscimenti a persone, o gruppi di persone - in particolare della pubblica amministrazione e delle imprese - che su tutto il territorio nazionale si siano contraddistinti per la difesa dello stato di diritto tramite la pratica dell’integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di “contesti ambientali”, o di situazioni specifiche, che generavano pressioni verso condotte illegali.

Quando sul palco è salito per la premiazione Salvatore Barbagallo, imprenditore nel settore della trivellazione, ho sentito un groppo in gola. Più parlava, più mi vergognavo. Un uomo di impresa, costretto a chiudere in Calabria la sua azienda perchè ha denunciato il pizzo e i ricatti dell’ndrangheta. Come può un Paese sopportare queste ingiustizie. Lavoratori costretti ad abbandonare il lavoro perchè minacciati. Quante famiglie in rovina per colpa delle mafie. Altro che mafia fattore di sviluppo!, come si leggeva in Sicilia negli anni Settanta.

Barbagallo, di Vibo Valentia, ha cambiato vita, ahilui, testimonia ai processi nonostante le continue minacce. “La legalità - ha detto - ti esce spontanea. E’ una cosa bella che ognuno di noi dovrebbe avere”. E si commuove.

Lo stesso giorno, sul Financial Times dedica una pagina al formidabile imprenditore italiano Stefano Pessina, http://fausteilgovernatore.blogspot.it/2012/06/la-fantastica-storia-di-stefano-pessina.html CEO del colosso mondiale Walgreens Boot Alliance – costruito con una incredibile serie di acquisizioni. David Crow scrive: “Mr Pessina says his ambitions stretched beyond Italy after he grew tired of bureaucracy and the influence of organized crime. “The involvement of politics was too heavy; the compromise with parts of society – criminality – was more evident. It made it very difficult for a company like us”.

Pessina se n’è andato dall’Italia. E ha spiegato come la criminalità impone dei costi non sopportabili. Il povero Salvatore Barbagallo non ha fatto in tempo a far crescere la sua impresa che l’hanno costretto a chiudere.

Tutti i discorsi sulla languente crescita economica italiana devono partire da questo cancro della criminalità che blocca qualsiasi iniziativa. Se ne parla troppo poco. Roberto Saviano in un bellissimo e tragico racconto su Repubblica del 15 gennaio – Se il destino è segnato dal sangue dei clan -  riporta un’intercettazione telefonica dove i genitori invocano l’arresto del figlio per salvarlo dalla morte sicura dei clan avversi: “Dobbiamo chiamare un carabiniere (...) gli dobbiamo far pigliare un paio di anni di carcere...questi qua vanno tutti quanti in galera, quando lui esce non c’è più nessuno (...) almeno il padre lo va a trovare ogni settimana al carcere e non va sopra al cimitero”.

Gianfranco Lambiase non va in carcere, ma viene ammazzato. Quando la ragazza lo invitò a tenersi il lavoro di barista, lui risponde che no, “lavorano i fessi”. Come Salvatore Barbagallo, taglieggiato fino a chiudere. Tristezza infinita.

Libertà d'Impresa

L'Associazione per la Libertà d'Impresa viene costituita nel 2016 con l'obiettivo di ampliare in Italia la libertà d'impresa e difendere il libero mercato. Tale posizione viene perseguita attraverso la promozione di pubblicazioni, l’organizzazione di seminari e convegni.

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